CARIATI – Domenica 10 Maggio 2026 – Una città raccolta nella fede, nella devozione e nella tradizione ha celebrato con grande partecipazione la solennità di San Cataldo, patrono di Cariati e compatrono dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Numerosi i fedeli presenti, insieme alle autorità civili e militari, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, giunti anche da diverse comunità del territorio per rendere omaggio al santo vescovo.
Particolarmente intensa e partecipata la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo dell’Arcidiocesi, che nella sua omelia ha consegnato alla comunità un forte messaggio di fede, speranza e testimonianza cristiana, richiamando il significato profondo della festa vissuta nel tempo pasquale.
“In questa sesta domenica di Pasqua – ha affermato il presule – la Chiesa di Cariati vive una gioia particolare. Celebriamo San Cataldo, padre nella fede e compagno di cammino del nostro popolo”. Un’edizione resa ancora più significativa dall’anniversario dell’arrivo della venerata immagine del Santo nella Concattedrale e dalla presenza straordinaria delle reliquie provenienti da Taranto, segno concreto della continuità della devozione e della santità vissuta nella storia.
Nel corso dell’omelia il vescovo ha ricordato come “le reliquie non siano soltanto memorie del passato”, ma testimonianza viva di una santità incarnata nella quotidianità: “La santità passa attraverso la carne, attraverso una vita concreta, attraverso un uomo che ha amato Dio fino in fondo”.
Richiamando il Vangelo della VI Domenica di Pasqua, il presule ha sottolineato le parole di Cristo: “Non vi lascerò orfani”, definendole “una promessa meravigliosa” rivolta ad un mondo spesso segnato da solitudine, smarrimento e mancanza di speranza. “Forse oggi il rischio più grande è proprio quello di vivere come orfani: orfani di speranza, orfani di ideali, orfani di Dio”, ha detto il vescovo, invitando i fedeli a riscoprire la forza della Pasqua come “vittoria dell’amore sulla solitudine”.
Ampio spazio è stato dedicato alla figura di San Cataldo, descritto come “un uomo abitato dallo Spirito”, pellegrino, missionario e uomo di carità, capace di affrontare fatiche e pericoli “portando il Vangelo con la forza mite di chi sa che la speranza cristiana non delude”.
Riprendendo il passo degli Atti degli Apostoli proclamato durante la liturgia, il vescovo ha ricordato che “dove arriva il Vangelo nasce la gioia”, evidenziando come anche oggi le città che custodiscono la memoria di San Cataldo, Cariati e Taranto, continuino a testimoniare “come la santità di un uomo possa attraversare i secoli e parlare ancora ai cuori”.
Forte anche il richiamo alla responsabilità delle comunità cristiane e delle famiglie nella trasmissione della fede alle nuove generazioni. “Quale traccia stiamo lasciando noi? Quale eredità di fede consegneremo ai giovani?”, ha chiesto il presule ai fedeli, invitando tutti a costruire comunità capaci di misericordia, riconciliazione e accoglienza.
Il vescovo ha inoltre ricordato che la festa del patrono non può limitarsi alla sola dimensione esteriore: “Le processioni, i canti, le luminarie e l’affetto del popolo hanno valore se ci conducono a Cristo. San Cataldo, come ogni santo, non trattiene lo sguardo su di sé, ma ci conduce al Signore risorto”.
Nel passaggio conclusivo dell’omelia, affidando alla protezione del Santo patrono la città di Cariati, le famiglie, i malati, i poveri, gli anziani, i giovani e gli emigrati lontani dalla propria terra, il vescovo ha invocato il dono dello Spirito Santo “per vivere da uomini e donne pasquali: non orfani, ma figli amati; non prigionieri della paura, ma testimoni della speranza”.
La festa di San Cataldo si è così confermata non soltanto come uno degli appuntamenti religiosi più sentiti della comunità cariatese, ma anche come un forte momento di identità, comunione e rinnovamento spirituale per l’intero territorio diocesano.

