
NOI IN DIO, E…DIO IN NOI.
Il Brano del Vangelo di oggi (Gv 15, 5-11), presenta Gesù, come la “vera Vite”, e i discepoli come i “tralci”, sottolineando con forza, che l’unione vitale con Lui, è indispensabile per portare frutti spirituali: “Perché senza di me non potete far nulla” (v 5b). Gesù rimane sempre, la fonte della nostra vita Spirituale: “Chi rimane in me, ed io in lui, porta molto frutto” (v 5a). Questo ci dice, che ognuno di noi (Tralcio), non vive, se non è unito alla Vite (Gesù). La separazione da Lui, porta alla sterilità spirituale e al “seccarsi”: “Chi non rimane in me viene gettato via… e secca… e poi lo bruciano!” (v 6). In questa similitudine, Gesù afferma qualcosa di rivoluzionario: “Io sono la Vite…, voi i Tralci…, siamo cioè, prolungamento dello stesso ceppo, composti dalla stessa materia, come le gocce dell’Oceano. Un Dio meraviglioso, questo Padre “Vignaiuolo”, un Dio che si fa contadino, che ci circonda di tante cure ed attenzioni: Più che lo Scettro, impugna la Zappa…; Non siede sul Trono, ma sul muretto della Vigna. E poi, nella sua infinita Sapienza, ogni tralcio che porta frutto, “lo pota”, perché porti più frutti.
Certo, sappiamo che ogni “potatura”, sul momento, provoca una grande sofferenza. Lo stesso Tralcio “piange”, e le sue lacrime sono proprio le gocce di linfa, che fuoriescono dopo il taglio! Ma Dio sa, che tutto questo è un “dono” per la Vite, ma è anche un intrinseco riconoscimento della nostra “potenzialità!”
Tuttavia, è davvero commovente pensare, alla grande “umiltà” di Dio: Noi abbiamo bisogno di Dio, (la Vite), ma anche Dio (Signore e Creatore di tutto!), ha bisogno di noi (i Tralci), per portare frutti. Tuttavia, occorre sempre restare “innestati” a Cristo, allora sì, che la linfa del nostro Amore, raggiungerà anche i nostri fratelli (“Tralci” della stessa Vite). In questo consiste, la Gloria del Padre: “In questo è glorificato il Padre mio; che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli” (v 8). Due sono i Verbi che meritano un particolare approfondimento: “Portare frutto” e “Rimanere”. Tra loro sono interdipendenti, ovvero: È solo “rimanendo”, che è possibile “portare frutto”. Tuttavia, Gesù collega questo verbo “rimanere”, con la particella “in me” (Ripetuta ben 7 volte, nei primi 11 versetti di questo capitolo 15), per invitarci a meglio vivere, questo rapporto di intimità con Lui. Notiamo anche, come il Signore, dica per ben 2 volte, in questo brano: “Io Sono” (vv 1a.5a), e non certo per umiliarci, ma è per dirci: Sì, “Io Sono (il Signore), ma per me, anche “Tu sei…”: Sei il mio capolavoro nel Creato; Sei il Tralcio che nutro con la linfa della mia Parola e dell’Eucarestia; Sei la persona per cui ho dato la mia vita,per la tua salvezza! Ora aspetto che tu “porti i frutti in ogni opera buona” (Col 1, 10). Pertanto, non deludere le mie aspettative, come l’Antico Popolo d’Israele: “Egli (il Padre) aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica” (Is 5, 2). Impariamo pertanto, a pregare insieme, ma in modo nuovo,
dicendo:. “Signore, anche “Tu sei… Tutto per me!” Auguri per un sereno e fruttuoso Tempo Pasquale.
don Michele Romano
