
“AMATEVI…, COME IO HO AMATO VOI”!
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 12-17). Gesù ci amati, come veri “amici”, fino a donare la sua vita per noi, comunicandoci, anche, “tutto ciò che aveva udito dal Padre” (v 15b). Tutto questo, di contro, ci impegna grandemente, a “portare frutto” (v 16b). La condizione dell’Amore, che davvero vuole portare frutto, la conosciamo bene: “Se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24). Solo in tal modo, potremmo arrivare ad un amore autentico, operante, benefattore, e concreto, perché: “La Fede – ci ricorda san Giacomo – se non è seguita dalle opere, in sé stessa è morta” (Gc 2, 17). Lo stesso Pietro, poi, aggiungerà: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perche’ ne seguiate le orme” (1Pt 2, 21). I “Precetti”, che Gesù ci ha lasciati, e’ vero, sono tanti, ma il “suo” specifico Comandamento, che alla fine, poi, li racchiude tutti, rimane sempre: l’Amore scambievole: “Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi” (v 12). Gesù, non solo si presenta come l’esemplare “modello” (Maestro) dell’Amore eroico, fino al vertice supremo (Gv 13, 1.34), ma si pone anche come “fondamento” di questo Amore: È Lui, che ci dà la capacità di imitarlo. Infatti, l’avverbio “Come” (Amatevi “come”…), in greco “Kathòs”, non solo viene usato come termine di paragone, ma indica anche la “base”, su cui deve poggiare il comportamento del discepolo (Gv 6, 57; 13, 15). L’Amore autentico, quindi, si dimostra osservando i Comandamenti del Signore (1Gv 2, 4-5). Chi non “vive” la Parola di Cristo, che prescrive l’Amore per i fratelli, ci dice san Giovanni nella sua prima Lettera, non può amare Dio: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (v 1Gv 4, 20). Gesù non ci chiama “Servi”, ma ci considera “Amici”, perché ci ha resi partecipi, abbiamo visto, dei “segreti” della sua Vita Divina: Ci ha rivelato il nome del Padre, e ci ha resi partecipi della stessa Vita di Dio. Ora, dopo gli Apostoli, questo invito, è rivolto anche ad ognuno di noi, scelti per essere suoi amici e missionari nel mondo. Infine, ci preannuncia la fecondità Apostolica di questa nostra unione con Lui, che possiamo definire “fruttuosa”: l’esaudimento delle nostre richieste al Padre, se fatte nel suo nome: “Perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda” (v 16b). Ma troppo spesso, per tutti noi, ahimè, sopraggiunge lo scoraggiamento: Tante volte non siamo più in grado di “amare”: Né noi stessi, né gli altri, né Dio, perché troppe “ferite” ci hanno segnati, troppi “peccati” hanno sporcato la nostra Anima…! Ma solo se ci lasciamo riempire dal suo Amore, tutto può cambiare, e solo in tal modo, diventeremo nel mondo, Testimoni credibili del suo Amore. Auguro sempre a tutti, di trascorrere un buon Tempo Pasquale.
don Michele Romano
