Sacerdoti del primo decennio in cammino con l’Arcivescovo a San Magno FONDI (LT) 30 Aprile 2 Maggio


“Entra, ti aspettavamo”: la carezza di Dio nel silenzio del Monastero di San Magno, dove Sogno e Fatica diventano la possibilità di risveglio spirituale per i giovani sacerdoti della diocesi.

Si è conclusa il 2 maggio 2026 la tre giorni di spiritualità e fraternità che ha visto protagonisti i sacerdoti del primo decennio di ordinazione, accompagnati dall’Arcivescovo e da don Tonino Longobucco. L’incontro, svoltosi dal 30 aprile presso la suggestiva cornice della Fraternità Monastero San Magno a Fondi, ha rappresentato un momento di profonda ricarica spirituale e umana per il clero giovane, sotto la guida sapiente di don Francesco Fiorillo. Fin da subito ci siamo lasciati accogliere dalla bellezza seminata in ogni angolo del Monastero e dall’entusiasmo travolgente di don Francesco Fiorillo, che insieme alle Suore Poverelle e tanti volontari, custodiscono questa realtà e l’incantevole Santuario della Madonna della Rocca dove si sono conclusi questi giorni!

In un mondo che corre, il Monastero si è confermato come uno “spazio dove l’uomo e Dio possono riposare assieme”, un luogo di sosta per riscoprire la capacità di conoscersi e ritrovare un contatto personale con Dio attraverso la preghiera, il pensiero e il lavoro. Le riflessioni, introdotte da don Francesco Fiorillo, hanno posto al centro l’invito al “sogno”: non semplici desideri passeggeri, ma il sogno che Dio stesso ha deposto nel cuore di ogni uomo. Un sogno che vibra in sintonia con la “fatica”, intesa non come mero sacrificio, ma come condizione essenziale della speranza, secondo l’insegnamento di don Milani. Citando Vannucci, don Francesco ha ricordato ai sacerdoti l’importanza dei “calli sulle mani” come segno di una missione che continua, dove gli ostacoli diventano provocazioni generative. Il perno della vita sacerdotale resta l’amore, che non deve mai essere confuso con il possesso o la proprietà: poiché il nome di Dio è prima libertà e poi amore, solo un cuore veramente libero può amare autenticamente, rispondendo alla vocazione evangelica della liberazione.

Questo cammino interiore si è intrecciato con il concetto teologico dello spogliarsi dell’uomo vecchio per rivestirsi del nuovo e tornare all’umiltà della terra. Le giornate sono state allietate da diversi momenti di riflessione, di confronto, di preghiera e di comunione fraterna! Tra i momenti proposti, la serata di preghiera-testimonianza vissuta in una parrocchia vicina dal titolo significativo “uscire dal tanfo”, ma anche, si è rivelato di particolare profondità l’itinerario vissuto tra gli alberi del giardino pensato come un cammino interiore, riscoprendo il linguaggio della natura, del silenzio e della forza del Vangelo! come, anche, significativo è stato l’Incontro e la condivisione semplice e autentica con alcune mamme del Gruppo NAÌN, uno spazio di auto-aiuto e condivisione dedicato ai genitori che hanno vissuto la perdita di un figlio. In fine, accolti dalle Suore Poverelle, i sacerdoti hanno concluso le tre giornate presso l’incantevole Santuario della Madonna della Rocca.

L’esperienza ha confermato la vocazione del Monastero come “porto di terra” e fraternità condivisa, dove ogni ferita può trasformarsi in feritoia di luce. Come recita la scritta sulla porta, sempre aperta di giorno e di notte: “Entra, ti aspettavamo!”. I giovani presbiteri tornano ora alle loro comunità con la sapienza dei gesti semplici, una liturgia fatta di linguaggi diversi e la fiducia necessaria per trasformare il sogno di Dio in quotidiana realtà, pronti a proseguire il cammino di crescita umana e spirituale al servizio del popolo di Dio.

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