
“NON MI HAI (ANCORA) CONOSCIUTO, FILIPPO”?
Il Brano Evangelico di oggi (Gv 14, 7-14), rappresenta il momento cruciale del “Discorso di Addio” di Gesù, durante l’Ultima Cena. In questi pochi versetti, Gesù, rivela tutta la sua profonda “Unità” con il Padre, ed
incoraggia i discepoli, a credere in Lui, perché solo così, potranno “compiere opere ancora più grandi”- delle sue – poiché Egli va al Padre (v 12). Gesù assicura, inoltre, che qualsiasi cosa, chiesta nel suo nome, sarà fatta, al fine di glorificare il Padre nel Figlio: “Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò…” (v 13). Anche per noi, oggi, Pregare nel nome di Gesù, significa rimanere sempre in Comunione con Lui, e vivere secondo la sua Volontà: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35). L’Amore reciproco e sincero, “Cuore” del “Comandamento nuovo”, diventa così, la Regola di Vita, il segno distintivo e riconoscibile dei suoi seguaci. Gesù, inoltre, ci assicura, in questo suo “Testamento Spirituale”, che sempre, ma soprattutto nei momenti di crisi, è presente ed operante in noi credenti, rendendoci capaci di continuare la sua missione nel mondo! Del resto, “compiere opere più grandi delle sue”, non significa avere una potenza maggiore di Gesù, ma rappresenta la diffusione del Vangelo nel mondo, da parte della Chiesa, attraverso lo Spirito Santo, il “Paràclito” (Il nostro “Difensore”), che compirà le cose di Gesù in noi. La stessa domanda di Filippo a Gesù: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (v 8), riflette il più grande desiderio di ogni credente: Poter vedere il Volto di Dio! Eppure, già nel Libro dell’Esodo, Dio con Mosè, prima di consegnargli le Tavole della Legge, era stato chiaro: “Nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es 33, 20). Nella stessa “Legge”, troviamo, altresì, il divieto di creare immagini di Dio (Es 20, 4; Dt 5, 8), al fine di impedire ogni forma di Idolatria. Ed ancora oggi, Ebrei e Musulmani, ripudiano ogni rappresentazione di Dio. Ma Filippo (E noi con lui), obbedisce al Cuore più che la Legge, ed a costo di passare per eretico, fa l’ardita domanda a Gesù. E proprio qui, nella risposta di Gesù, che si spalanca il Mistero, “si aprono i Cieli”: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (v 9b). Incredibile: Dio, l’inconoscibile, che finora, in tutto l’Antico Testamento, poteva solo essere “udito”, ma mai visto, ora con Gesù, diventa “visibile”, ci svela finalmente il suo Volto: Il Volto di Dio, è il Volto di Cristo! È proprio questo, il valore aggiunto, del nostro Cristianesimo, rispetto ad ogni altra Religione. È la stessa natura umana di Gesù, perché Lui è pienamente Uomo, che visibilizza l’Invisibile! Ed è per il mistero dell’incarnazione, che la nostra stessa umanità, sposata integralmente da Gesù, ha il modesimo potere: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio…” (v 12a). Tuttavia, solo dopo la Risurrezione, i discepoli capiranno che Gesù è la Presenza stessa di Dio, che è più del Messia, è il Figlio stesso di Dio. Possa, ora, lo Spirito Santo, concederci la Gioia che, guardando a Gesù, noi possiamo già intravedere il Volto del Padre. Auguro un buon Tempo Pasquale, a voi tutti.
don Michele Romano
