
Solenne Pontificale in onore di San Francesco di Paola a Corigliano Rossano, 25 Aprile 2026.
“Solo l’amore cambia il mondo: da Corigliano Rossano un forte appello alla pace e all’umiltà nel segno di San Francesco di Paola”
Si è svolto presso il Santuario di San Francesco di Paola in Corigliano il solenne Pontificale presieduto dall’Arcivescovo, concelebrato dai Padri Minimi e dai sacerdoti dell’area urbana di Corigliano, alla presenza delle autorità civili e militari della città di Corigliano Rossano, delle confraternite e del Terz’Ordine dei Minimi e di una numerosa partecipazione di fedeli.
La celebrazione, intensa e profondamente partecipata, ha rappresentato un momento di forte comunione ecclesiale e civile attorno alla figura del Santo Patrono, nel segno della tradizione e della fede che unisce il territorio. Dopo l’accensione della lampada votiva che arderà nel santuario in questo anno da parte del Sindaco a nome della città, nella solennità della Celebrazione, abbiamo accolto con attenzione l’omelia dell’Arcivescovo.
L’Arcivescovo ha rivolto un saluto sentito a tutta l’assemblea, ringraziando per la presenza e sottolineando il valore della comunione che nasce attorno all’altare, resa ancora più significativa dalla solennità dedicata a San Francesco di Paola.
Entrando nel cuore del messaggio, ha richiamato il significato profondo della figura del Santo, che si definiva “minimo tra i fratelli”, indicando nell’umiltà la via autentica della grandezza cristiana: una umiltà che apre il cuore a Dio e agli altri e che diventa sorgente di trasformazione per la vita personale e comunitaria.
Riprendendo le letture proclamate, l’Arcivescovo ha evocato l’immagine del profeta Isaia del deserto che fiorisce: un segno potente della speranza cristiana, dove Dio trasforma ciò che è arido in vita e ciò che è ferito in guarigione. Questa trasformazione – ha evidenziato – non avviene attraverso il potere, ma percorrendo “la via dei piccoli”, cioè di coloro che si affidano con fiducia a Dio.
Nel riferimento al Vangelo, ha posto al centro la mitezza e l’umiltà del cuore di Cristo, ricordando che non si tratta di debolezza, ma della vera forza di Dio. A illuminare ulteriormente questo cammino, ha richiamato l’inno alla carità di San Paolo, sottolineando come senza amore anche le opere più grandi perdano significato: è la carità, paziente e perseverante, che rende feconda la vita e capace di trasformare il “deserto” dell’esistenza in un “giardino”.
Guardando alla testimonianza concreta di San Francesco di Paola, l’Arcivescovo ha evidenziato come egli abbia incarnato pienamente questa logica evangelica: scegliendo di farsi “minimo” per amare di più, vivendo nella povertà, nella preghiera e nella vicinanza agli uomini. Una vita che è diventata sorgente di consolazione, verità e speranza per tanti, proprio perché radicata nella carità.
Un passaggio particolarmente incisivo dell’omelia ha riguardato il tempo presente: una società segnata da competizione, individualismo e conflitti, dove si rischia di vivere per distinguersi e prevalere sugli altri. In questo contesto, l’Arcivescovo ha invitato a un impegno concreto: combattere il male a partire dalle piccole scelte quotidiane, rifiutando ogni forma di odio, inimicizia e corruzione.
Forte anche il richiamo al valore della pace, intesa non solo come assenza di conflitti, ma come condizione interiore e comunitaria: «la pace nel mondo e la pace nel cuore non possono essere separate». Riprendendo il pensiero di San Francesco di Paola, è stato ricordato che la pace è un bene prezioso, “una santa mercanzia”, senza la quale tutti perdono, anche chi sembra vincere.
L’Arcivescovo ha quindi invitato i fedeli a riscoprire la gioia dell’unità, che nasce dall’umiltà e dalla capacità di riconoscersi parte di una stessa umanità, superando divisioni e rivalità. La santità – ha sottolineato – non consiste nella perfezione, ma nell’amore vissuto concretamente, anche nei gesti più semplici.
Infine, citando le parole di San Giovanni Paolo II pronunciate in Calabria, ha esortato la comunità a incarnare le virtù della carità, dell’umiltà e della bontà, superando ogni forma di omertà e costruendo relazioni autentiche e libere dalla paura, per restituire speranza e dignità al territorio.
La celebrazione si è conclusa con l’invocazione a Dio, per intercessione di San Francesco di Paola, affinché doni a tutti un cuore mite e umile, capace di amare davvero, nella consapevolezza che solo l’amore può trasformare la vita e il mondo.
L’evento ha confermato il profondo legame tra la città di Corigliano Rossano e il suo Santo Patrono, rinnovando un impegno condiviso di fede, pace e solidarietà.
Un evento che ha rinnovato la devozione al Santo Patrono e rafforzato il senso di comunità, lasciando un segno profondo nel cuore dei partecipanti e indicando nella pace il cammino da perseguire insieme.


