Commento al Vangelo di oggi

CHI CREDE IN GESÙ, HA LA VITA ETERNA.

Di fronte a questa pagina del Vangelo (Gv
6, 35-40), mi chiedo: “Come possiamo ancora pensare, che Dio sia indifferente alle nostre sofferenze e necessità? Troppo spesso ci “rifiutiamo” di credere al suo Amore, che nella sua tenerezza, arriva ad “occultare” se stesso, nella santa Eucarestia, ed ogni volta, anzi ogni-qualvolta, io partecipo alla Santa Messa, Lui non disdegna di ripercorrere, l’incredibile distanza tra noi e Lui, pur di soddisfare la nostra “fame” e la nostra “sete!” Ecco, perché può dirci: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!” (v 35). Fame e sete fisica, altro non sono, che un pallido riflesso dell’anelito, che ogni uomo coltiva nel suo cuore, e cioè, “Fame e Sete” della Vita Eterna, che solo Cristo può offrirci: “Questa infatti, è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna” (v 39). Cosa fare, ora, per meritare tutto questo? Il Signore non ci chiede di compiere atti eroici o sovrumani, vuole solo che, con molta semplicità, andiamo incontro a Lui. Infatti, ci dice: “Colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (v 37b). Analizzando poi i versetti 37-40, notiamo che sono impermeati su 2 verbi, quali: “Vedere” e “Credere”, e nel mezzo, viene proclamata la volontà Salvifica di Dio (v 39). Ma dove io posso vedere il Signore? Certamente nel Fratello da amare, soprattutto se carico di una “scheggia” di Croce, più pesante. Se poi questo Amore, vero e concreto, arriva a penetrare il mio cuore e mi coinvolge, ecco che per me, allora, sarà possibile, non solo “vedere”, ma anche “credere”, alla sua Parola di Salvezza. Gesù, all’inizio di questa perìcope Evangelica, svela la sua identità: “Io Sono” (Jahwè). È Lui stesso, che si autoproclama Dio, perché: “Solo chi è Dio, vede Dio”
(“Nessun altro altro uomo può vedermi, e restare vivo- Es 33, 20), al contrario di Mosè, che chiede a Dio, di rivelargli il suo nome (v Es 3, 14). Importante, infine, notare come Gesù, Figlio di Dio, dichiara di essere: “Il Pane della vita”. Ci chiediamo: Perché, viene anteposto, l’articolo “il”, e non semplicemente Pare di Vita? In questo caso l’articolo, compendia tutta la particolarità di questo Pane, ben diverso dalla manna, cibo destinato al corpo. Gesù, è il “Verbo di Dio”, fattosi “Carne”, ecco, allora, cos’è questo Pane! E’ qui che viene colmata la fame e la sete di “senso”, che alberga in ognuno di noi, dalla Rivelazione stessa di Gesù, l’unico che “sa, da dove è venuto, e dove va” (Gv 8, 14). È Lui, il Pane del Cielo, per nutrire in pienezza e sostenere il nuovo popolo di Dio, pellegrino, nel deserto del mondo. Un Dio, che non ha nulla a che fare, con l’essere supremo, asettico ed annoiato, che si limita a scrutare i destini di ogni uomo dall’alto…, ma è un Padre misericordioso e discreto, che ha un unico desiderio: la pienezza di vita dei propri figli, e la vita eterna, per ciascuno di loro. Auguro a tutti, di vivere con serenità questo Tempo Pasquale.

don Michele Romano

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