Commento al Vangelo di oggi

SÌ, O SIGNORE: TU PER ME, SEI “IL RE”!

È con cuore riconoscente che oggi, Domenica delle Palme, ci apprestiamo a leggere e meditare il Racconto Evangelico
(Mt 26,14-27, 66) della Passione e Morte di nostro Signore, Gesù Cristo. Il Racconto si apre, con il tradimento di Giuda, che “(s)vende” il suo Maestro, per (“misere!”) 30 monete d’argento (equivalenti a 120 denari, il prezzo di uno schiavo – cfr Es 21, 32)! Che paradosso: il Creatore, messo in vendita, da una sua creatura! Giuda è stato uno dei Dodici, uno degli amici intimi di Gesù. Ma il suo Tradimento, ci dice che, nonostante sia stato tanto tempo con Lui, non lo ha mai “conosciuto”. Segue, poi, il racconto dell’Ultima Cena! Una Cena Pasquale, che possiamo definire davvero “memorabile”, dove Gesù istituisce l’Eucarestia. Nei segni del Pane e del Vino, è significata la sua vita donata. Gesù la celebra con la sua Comunità, una Comunità, che sappiamo non era costituita da “perfetti”, ma da Discepoli peccatori: Giuda, che sta per tradirlo; Pietro, come da Gesù stesso preannunciato, lo rinnegherà; Tutti gli altri, tranne Giovanni, scapperanno nell’ora della prova! Quindi, Gesù, si reca al Getsèmani. Sa che la sua “Ora” sta per compiersi, e l’affronta Pregando. In questo momento di grande tristezza e angoscia, chiede ai suoi Discepoli di sostenerlo nella Preghiera. Commuove vedere che il Signore, non affronta la sofferenza da “supereroe”, ma al pari di qualunque uomo, sentendo paura e angoscia. E sarà solo nella Preghiera, che troverà la forza, in obbedienza alla volontà del Padre, di donarsi fino in fondo: “Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà” (Mt 26, 42). Un Amore, quello di Gesù, “sovrabbondante”: Non fugge, non si difende, ma si dona liberamente! Dopo la cattura, di fronte al Sommo Sacerdote Càifa, ecco che viene intentato un Processo Religioso, che si rivela essere, solo una “farsa”! Il loro vero intento, è solo trovare un capo d’accusa contro di Lui. A questo punto, Càifa, chiede a Gesù: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!” (Mt 26, 63). Gesù gli rispose: “Tu l’hai detto” (Mt 26, 64). Parole, che indignano e spaventano Càifa, portandolo a strapparsi le vesti. “Un segno – commenterà E. Bianchi – che il Sommo Sacerdozio in lui, era ormai finito, svuotato! Gesù viene poi, percorso e umiliato! Pietro, intanto, per la paura di fare la sua stessa fine, finge di non conoscerlo, arrivando a rinnegare per ben 3 volte la sua Amicizia con Lui. Sarà il “Canto del Gallo”, a scuoterne la coscienza, tant’è che “uscito fuori, pianse amaramente!”
(Mt 26, 75b). Invece Giuda, per il quale Gesù, aveva anche espresso il suo rammarico: (Sarebbe stato) “Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” (Mt 26, 24b), nella sua disperazione: “Si allontanò e andò a impiccarsi” (Mt 27, 5b). Intanto Gesù, viene condotto da Pilato, perché il solo Processo Religioso, poteva sì, accusarlo, ma non condannarlo a morte. Temendo che Gesù, ambisse al potere, Pilato gli chiese: “Sei tu il re dei Giudei?” (Mt 27, 11). La risposta di Gesù, è una controdomanda, che rinvia Pilato alla sua coscienza! In fondo, Pilato, riconosce l’Innocenza di Gesù: “Ma che male ha fatto…?” (Mt 27, 23a), e vediamo, che farà 3 tentativi per scagionarlo dalle accuse dei Giudei: il rimando a Càifa – la Flagellazione – e lo scambio con Barabba! Ma visto che nessuno lo appoggiava, anche sotto l’impulso della moglie: “Non avere a che fare con quel giusto…” (Mt 27, 19), per non perdere il favore del popolo, ed evitare sommosse che gli avrebbero creato grattacapi con l’Imperatore: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare!” (Gv 19, 12), ecco che Pilato lo fa consegnare alla morte. lavandosene, mani e coscienza: “Non sono responsabile di questo sangue…!” (Mt 27, 24b). Così Gesù, dopo essere stato “flagellato”, viene condotto sul Gòlgota, dove sarà Crocifisso, tra due malfattori. La “Crocifissione” veniva considerata:
“Il supplizio ignominioso riservato agli schiavi e ai maledetti da Dio e dagli uomini” (Dt 21, 23; Gal 3, 13). Le ore che precedono alla sua Morte, sono caratterizzate dalle “Tenebre”, che tuttavia Gesù squarcia, con il grido della sua Preghiera: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato…”
(Sal 22, 2; 86, 7). Nessuno dei presenti è in grado di “comprendere”, ma solo un Centurione “pagano”, vedendo il modo in cui Gesù è morto, restando sempre fedele a Dio, facendo della sua Morte, un Dono, come Amore per tutti, ecco che arrivò a confessare: “Davvero costui era Figlio di Dio” (Mt 27, 54b). Una Morte, quella di Gesù, che “profuma” già di Vita, e che si manifesterà in pienezza, il “Terzo Giorno”, del Grande Mistero della sua Risurrezione. Ci conceda, pertanto, il Signore, di vivere intensamente questi giorni della Settimana Santa, per “morire” anche noi al peccato, e poter “risorgere” con Lui, a vita “nuova”. Giunga a tutti, l’Augurio, di una Buona Domenica delle Palme.

don Michele Romano

condividi su