
GESÙ: IL DRAMMA DELLA SUA INCOMPRENSIONE, NON RISPARMIA NESSUNO !
Pur tra le molteplici accuse, che gli vengono mosse dai Giudei: con rancori, insidie, ed insulti, sino ad arrivare alla condanna a morte, notiamo come Gesù, nel Vangelo di oggi (Gv 7, 1-2.10.25-30), manifesti la sua grande serenità, nel proseguire, tranquillamente, nello svolgimento della sua Missione, sforzandosi di far capire la sua origine e la sua identità: “Chi mi ha mandato è veritiero e voi non lo conoscete. Io lo conosco perché vengo da lui ed egli mi ha mandato” (v 28b). Gesù ha il coraggio di proclamare sempre e ovunque la Verità, anche a costo della sua Vita. Questo dice a noi, quanto la nostra Fede, talvolta, sia ancorata ad una religiosità solo “magica”, o semplicemente “emotiva”. E questo, sicuramente, la rende alquanto sterile. A tal proposito, diceva don Tonino Bello: “Sull’esempio di Gesù, il vero Credente, per essere creduto, deve essere credibile”. Gesù, infatti, ha saputo sfidare le aspettative dei Giudei, mostrandosi, non quel “leader” conquistatore, venuto per rovesciare il dominio di Roma, secondo le loro attese, ma come il “Servo Sofferente” di Isaia. In questo brano Evangelico, vediamo come Gesù, eviti la Giudea (in modo pubblico!), perché “i Giudei cercavano di ucciderlo” (v 1)…; “Ma non era ancora giunta la sua ora” (v 30b). Solo dopo aver rifiutato la suggestione tentatrice dei suoi parenti, cioè, di dare “prova” delle sue capacità, facendo mostra di sé, dando così spettacolo…, ecco che Gesù si reca (ma in forma privata!), a Gerusalemme: “Il mio tempo non è ancora venuto” (v 6), e Giovanni ne collega la presenza, sempre in occasione delle Feste Tradizionali Ebraiche. Questa volta capita la Festa delle Capanne o dei Tabernacoli. (È un “proprium” di Giovanni), nel tempo di Autunno, (Tra il 15 e il 21 di “Tishrì), ultima delle 3 Feste di Pellegrinaggio, che ricordava la Festa della
Mietitura (Dt 16, 13-15), per fare memoria del soggiorno degli Ebrei nel deserto, “in Capanne”, appunto, durante l’Esodo, nella “terra di mezzo”! È anche detta Festa dei Tabernacoli, perché, nella “Vulgata” (Versione Latina della Bibbia!), San Girolamo, tradusse, proprio con la parola latina: “Tabernaculum”, il termine ebraico “Sekàh” (“Capanna”), a ricordo della “Tabula”, una tavola di legno, che unitamente a rami intrecciati di palma, veniva usata per costruire le Campanne. Questa, che i Giudei consideravano la “loro Festa” (v 2), ben presto conoscerà il duro scontro con Gesù, perché non era più celebrata come festa di Dio e di Ringraziamenta , ma era stata ridimensionata solo, ad un semplice orizzonte umano, dove abbiamo visto, anche i suoi “stessi fratelli”, pretendevano da Lui, una manifestazione pubblica della sua “potenza”. Ma noi, d’altro canto, in questa santa Quaresima, impegniamoci a riscoprire il vero Volto di Dio, che Cristo ci ha rivelato! Non lasciamo che le nostre paure, il nostro peccato, e le nostre fragilità, finiscano per stravolgere ed offuscare il suo luminoso e meraviglioso Volto. Auguro, pertanto, a tutti di cuore, di proseguire, con Fede crescente, in questo importante Cammino Quaresimale.
Don Michele Romano
