CORIGLIANO-ROSSANO – “Grazie a te, Donna”. È il titolo, tratto dalla Lettera alle donne di San Giovanni Paolo II, che ha guidato il nuovo appuntamento con “Sfogliando il Codex”, la tradizionale cerimonia dedicata allo sfoglio e all’esposizione di una miniatura del Codex Purpureus Rossanensis, tra i più preziosi evangeliari miniati esistenti al mondo.
L’iniziativa si è svolta oggi sabato 7 marzo nella Sala Codex del Museo Diocesano e del Codex, luogo che custodisce il celebre manoscritto del VI secolo, riconosciuto nel 2015 patrimonio documentario dell’umanità nel registro Memory of the World dell’UNESCO.
La cerimonia dello sfoglio è stata introdotta da Cecilia Perri, vicedirettrice del Museo Diocesano e del Codex. Subito dopo, nel Salone degli Stemmi dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, si è svolto un momento di riflessione e confronto dedicato al tema della donna, attraverso testimonianze e interventi di rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo impegnato sul territorio.
All’incontro, moderato dalla giornalista Anna Russo, hanno preso parte S.E. Mons. Maurizio Aloise, arcivescovo di Rossano-Cariati; Rosellina Madeo, presidente del Consiglio comunale di Corigliano-Rossano; Lia Panera, dell’Istituzione Teresiana; Raffaella Accroglianò, dell’associazione Mondiversi e del Centro antiviolenza Fabiana Luzzi; Maria Domenica Maiuri, dell’associazione Emi & Lia.
Nel suo intervento, l’arcivescovo Maurizio Aloise ha richiamato il significato profondo dello sfoglio del Codex alla vigilia della Giornata internazionale della donna, sottolineando il valore spirituale e culturale del manoscritto custodito nel museo diocesano.
«Oggi ci raccogliamo in questo luogo straordinario della memoria e della fede – ha affermato – custode di uno dei più preziosi tesori del patrimonio cristiano e dell’umanità: il Codex Purpureus Rossanensis, evangeliario greco miniato del VI secolo, tra i più antichi manoscritti illustrati del Nuovo Testamento giunti fino a noi».
Le sue pagine di porpora, scritte in oro e in argento, custodiscono il testo dei Vangeli e insieme una tradizione spirituale, artistica e culturale che attraversa i secoli e continua a parlare al nostro tempo. Sfogliare il Codex, ha ricordato l’arcivescovo, significa compiere un gesto antico e solenne: entrare in dialogo con una pagina di Vangelo e con la storia di una comunità che per secoli ha custodito questo libro come segno vivo della Parola di Dio.
Il tema scelto per l’appuntamento – “Grazie a te, Donna” – ha offerto l’occasione per riflettere sul significato della presenza femminile nella storia della salvezza, alla luce della Sacra Scrittura. Nella Bibbia, infatti, la donna appare come custode della vita, figura capace di generare futuro, proteggere la vita e custodire la promessa di Dio.
Nel suo intervento, mons. Aloise ha richiamato anche alcune delle grandi figure femminili della tradizione biblica – Eva, Rut, Ester e Giuditta – sottolineando come, anche in contesti storici segnati da strutture patriarcali, esse emergano come figure profetiche capaci di custodire la vita e generare speranza.
Il Nuovo Testamento compie poi un passo ulteriore: Gesù rompe le convenzioni del suo tempo, dialoga con le donne, ne riconosce la fede e le accoglie tra i suoi discepoli. Non a caso, nel momento decisivo della fede cristiana, le prime testimoni della Risurrezione sono donne, tra cui Maria Maddalena, prime messaggere della speranza pasquale.
La riflessione proposta durante lo sfoglio trova un’eco anche nella celebre miniatura del Codex che raffigura la parabola evangelica delle dieci vergini, scena di grande intensità simbolica: da una parte le cinque vergini sagge con le lampade accese, dall’altra le cinque stolte con le lampade che si spengono. L’olio diventa simbolo della vigilanza del cuore, della sapienza e della preparazione all’incontro con lo Sposo.
In questa prospettiva, la figura femminile diventa anche simbolo della Chiesa che veglia e custodisce la lampada della fede, preparando la festa dell’incontro con Cristo.
«È in questa luce – ha concluso l’arcivescovo – che le parole di San Giovanni Paolo II risuonano oggi con particolare intensità: “Grazie a te, donna, per il fatto stesso di essere donna”. Grazie per la tua capacità di accogliere la vita, di custodirla e di renderla più umana».
Il Codex Purpureus Rossanensis, con la sua bellezza millenaria, continua così a parlare al presente, ricordando che la storia della salvezza è una storia condivisa, nella quale uomini e donne sono chiamati insieme a custodire la vita, generare speranza e costruire comunità più giuste e fraterne.

