Commento al Vangelo di oggi

LA GIOIA DEL PADRE, PER LA SALVEZZA DEL FIGLIO PERDUTO.

Anche il capitolo 15, del Vangelo di oggi (Lc 15, 1-3. 4-42), è ambientato nello svolgersi di un banchetto. Ma se nel capitolo 14, Gesù pranzava con i Farisei, oggi, qui condivide la tavola con “pubblicani e peccatori!” Naturalmente Scribi e Farisei, presenti, ma a distanza, sono indignati per il comportamento del Profeta di Nàzareth. Tuttavia, Gesù, sta solo mettendo in pratica l’appello che Lui stesso aveva fatto, in Lc 4, 12-14, e cioè: “Invitare
(soprattutto) poveri ed emarginati a Tavola! Viene così criticato dai (cosiddetti)
“giusti” d’Israele, che non sono capaci di gioire, come il loro Signore, che ritrova finalmente chi aveva perduto! Ecco che luca racconta in questo capitolo, le tre meravigliose Parabole della Misericordia, definite il “Cuore del Vangelo”, che tanto stanno a cuore all’Evangelista,perché rivelano l’immagine di Dio, e il comportamento di Gesù. Questi 3 racconti: La Pecora perduta- La Moneta perduta- e Il Padre misericordioso,rappresentano per tutti noi, un pressante invito a cambiare mentalità, a comprendere l’agire di Dio, per saperne condividere la gioia. Non possiamo continuare ad essere come gli Scribi e i Farisei, che si ritenevano i veri “zelanti” della Toràh (La “Legge!”), per i quali, è necessario “evitare” ogni tipo di rapporto con i peccatori, con coloro, cioè, che per il loro “Status”
(Ruolo sociale,
o impegno occupazionale…) venivano giudicati disonesti ed impuri, perché a contatto con i Romani. Mentre Gesù li accoglie, stabilisce con loro una bella “comunione”, mangiando insieme a tavola, preludio della comunione escatologica con Dio, nel suo Regno. Dopo le prime due Parabole, oggi ci viene descritta la Parabola (meglio definita!) “Del Padre Misericordioso”). Sarà proprio il figlio “minore”,
con la sua strana richiesta: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta…!” (12), a provocare una cosa inusuale per quei tempi. Infatti, l’eredità si divideva alla morte del Padre. Ma la sua richiesta al Padre, e la sua drammatica partenza, è come aver detto al Padre: “Tu per me sei già morto!” Così partì e sperperò tutti i suoi beni, fino a ridursi all’indigenza,
toccando il fondo, e riducendosi a fare il “guardiano di porci” (il Mestiere più disprezzato in Israele).
Desideroso persino, di mangiare le carrube dei porci, finalmente rientra in sé, e mosso dalla fame, ritorna dal Pdre, augurandosi di essere trattato almeno come un salariato della sua casa. Ora, l’attenzione è rivolta tutta al Padre: “Lo vide da lontano…, e ne ebbe compassione”
(v 20). È uno dei versetti più commoventi della Bibbia: “Gli si getta al collo, lo bacia come segno di perdono (2 Sam 14, 33), di reintegro nella comunione, e nella piena dignità, conferendogli il dono della Veste lunga (“Stolè); L’Anello al dito, col Sigillo (l’Autorità restituita!); E i Sandali (Segno dell’Uomo Libero). A questo punto, ora, entra in scena, l’altro figlio, il cosiddetto “maggiore”. Stordito e frastornato dai festeggiamenti…, arriva a rimproverare apertamente, anche suo Padre, dicendogli: “Ora che è tornato questo tuo figlio…” (v 30a), non riconoscendolo più, neanche come “suo Fratello”. Il Padre, tuttavia, risponde ancora una volta con dire affettuoso…: “Questo tuo fratello… Era morto ed è tornato in vita! Bisognava far festa…” (v 32). La Parabola così, rimane aperta (Ovvero, non sappiamo se poi, questo fratello “maggiore”, sia entrato o meno)
Tocca anche a noi, accogliere, oggi, l’invito di questo Padre Misericordioso, che da noi si attende, una nostra “personale” risposta. Finché anche noi, non entreremo nella logica d’Amore del Padre, sperimentando di nuovo, cosa significa essere Figlio ed essere Fratello, anche noi, ahimè, ne rimarremo “fuori”. Auguro di cuore a tutti, un sereno prosieguo, nel cammino Quaresimale.

don Michele Romano

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