
LA SEQUELA DEL CRISTIANO: DAL TÀBOR, AL GETSÈMANI .
Oggi, meditando il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù, sul monte Tàbor (Mt 17, 1-9), vediamo la grande gioia di Pietro, che contemplando il corpo di Cristo, in stato “glorioso”, ha una reazione di grande meraviglia: “Maestro, è bello per noi essere qui…!”(v 4a). Una reazione che manifesta il più autentico dinamismo dell’Amore. Egli non pensa più a sè stesso, ma cerca il bene degli altri: “Farò qui tre capanne: una per te, una per Mosè e una per Elìa” (v 4b). Anche se non li aveva mai visti, riconosce subito Mosè, rappresentante della “Legge” (la Toràh), ed Elìa, rappresentante della “Profezia”, “Testimoni” autorevoli. dell’Antica Alleanza (Che daranno anche “veridicità” all’evento (Cfr Dt 17, 6 e 19, 15), che proprio, come “Testimoni accreditati”, hanno preparato la venuta del Messia, e così, ora possono “Consegnare” a Gesù: “Tutto ciò che finora, è stato “Detto”
” con Elìa, e “Fatto” con Mosè, affinché Lui, possa portare tutto a compimento, nella “Nuova ed Eterna Alleanza! In questa scena, conosciuta, quale “Teofanìa Trinitaria”, ci sono: La voce del Padre, Gesù, e la Nube, che nella Bibbia, è segno manifestativo della Presenza dello Spirito Santo. Infatti, come sul Sinai, anche sul Tàbor, la Presenza dello Spirito Santo, è rappresentata da questa “nube”: “Quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra” (v 5b). Anche l’Arcangelo Gabriele, nell’ Annunciazione alla Madonna, dirà: “La potenza del Altissimo, ti coprirà con la sua ombra” (Lc 1, 35). E poi, del resto, anche noi Sacerdoti, ogni giorno, nella Santa Messa, al momento dell’ Epìclesi, invochiamo lo Spirito santo:
“Ora Padre manda il tuo Spirito a santificare questi doni…”, stendendo le mani sui Doni del pane e del vino, per rinnovare Il gesto di “fare ombra”! Nel racconto, poi, vediamo che emerge non solo la Preghiera di Gesù, ma anche il “timore” degli Apostoli. Una. “Reazione” di comprensibile confusione, di fronte a tale visione escatologica: “Caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore” (v 6). Centrale tuttavia, rimane l’istruzione del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato…, Ascoltatelo!” (v 5b), che fuga ogni dubbio, circa l’identità di Gesù. Nel parallelo di Marco (Evangelista piuttosto scarno ed essenziale. Infatti il suo, è il più corto dei Vangeli: appena 16 capitoli), questa “voce” torna ben due volte: Al Battesimo nel Giordano (Il punto geografico “più basso” del suo Vangelo), e sul Monte Tàbor (il punto geografico “più alto” del suo Racconto). Ora questo particolare Verbo: “Ascoltare”, notiamo che caratterizza tutto l’Antico Testamento, già a partire dal proclama di Israele, con lo: “Shemàh Ìsrael” -“Ascolta Israele – (Dt 6, 4), perché era l’unico modo per entrare in relazione con Dio, che finora, in tutto l’AT, si poteva solo “ascoltare”, ma mai vedere: “Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”
(Es 33, 20). Alla meraviglia degli Apostoli, per ciò che hanno visto, si staglia la decisione netta di Gesù, di non divulgare il fatto: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti” (v 9b). Gesù, chiede questo “silenzio”, in maniera decisa, per evitare il pericolo, che sia il “successo” a determinare la sequela. Certo, il cammino per seguire Lui, passa sempre dalla Croce. È duro! Ma da oggi i Dodici sanno quanto è radiosa la mèta! Anche noi, oggi viviamo lo stesso pericolo, cedendo alle lusinghe del fascino, del numero, del successo, rischiando di divenire “Idolatri” del consenso e delle piazze. Quante manifestazioni, iniziative pastorali, affluenza alla Santa Messa Domenicale, che spesso, vengono valutate solo col criterio “quantitativo!” Ma quanto siamo lontani dalla Verità! Tanti di noi, vorrebbero solo fermarsi sul “monte”, a contemplare quella “luce” confortante, bearsi dei loro protagonismi…, evitando le “tenebre” del Calvario. Purtroppo, lo sappiamo bene: Dalla vetta del monte, si potrà solo scendere! E allora, chiediamo a Dio di saper ripercorrere lo stesso itinerario di Gesù, nostro Signore e Maestro, perché la Sua, e la nostra Gloria, passa solo attraverso l’abbassamento( la “Kènosi”),la delusione, e spesso, ahimè, anche attraverso la morte atroce! In questo tempo di Quaresima, pertanto, attraverso la Preghiera, l’Eucarestia, e l’Ascolto della sua Parola, lasciamoci “trasfigurare” da Gesù, col servizio ai Fratelli. In tal modo saremo più “luminosi”, nonostante le nostre fragilità. Poi, come Gesù: “Li condusse in disparte (A Pietro, Giacomo e
Giovanni-v 1b), così anche noi, siamo chiamati a vivere quest’intimità col Signore, in maniera “seria” (“In disparte”- appunto), lontani dai rumori e dai frastuoni della “Pianura”, salendo sul “Monte” (Luogo, che nella Bibbia, viene indicato come il posto più idoneo, per incontrare Dio) della nostra interiorità: “E Dio: che vede nel segreto” ci ricompenserà”
(Mt 6, 6). Oggi per noi cristiani l’Eucarestia, è la vera “Teofania” di Dio, che si lascia “Pregare”, “Toccare”, e perfino, “Mangiare!” È proprio in quel momento, che in noi, dovrebbe avere inizio la “trasfigurazione”, perche’ è Lui, Gesù, che ci trasforma “dal di dentro”. E tornando a casa, scendendo dal “monte”, possiamo continuare a vivere da “trasfigurati”, luminosi, per illuminare con la nostra testimonianza, la vita dei nostri fratelli. Mi piace concludere, con la domanda che un bambino, ha rivolto ad un Saggio, che aveva parlato con tanto entusiasmo, dello “Splendore” di Gesù sul Tàbor. E così il Bambino, chiese: “Maestro, dimmi: Ma Dio, è più luminoso del Sole? E il Saggio, rispose: Vedi, mio caro Bambino, il Sole, altro non è, che l’ombra di Dio! L’augurio più bello, che oggi possiamo scambiarci, è che un giorno. possiamo contemplare il suo “Volto Luminoso”, per l’Eternità. Auguro a tutti di cuore, di trascorrere una serena e Santa Domenica.
don Michele Romano
