Arrivo e accoglienza della reliquia della terra di San Francesco d’Assisi. “La terra del Poverello tra noi: un evento di grazia per la Chiesa diocesana”

23 febbraio 2026 – Arrivo e accoglienza della reliquia della terra di San Francesco d’Assisi. “La terra del Poverello tra noi: un evento di grazia per la Chiesa diocesana”

Nel pomeriggio di ieri, 23 febbraio 2026, la nostra Chiesa particolare ha vissuto un momento di profonda grazia con l’arrivo e l’accoglienza della reliquia della terra che accolse il corpo di San Francesco d’Assisi.

Alle ore 17.00 si è svolto il rito di accoglienza, partecipato da numerosi fedeli, religiosi e religiose, confraternite e rappresentanze ecclesiali, in un clima di raccoglimento e intensa preghiera. La reliquia, segno sobrio ma altamente significativo, è giunta come invito forte a riscoprire la radicalità evangelica del Poverello di Assisi.

Alle ore 18.00 l’Arcivescovo ha presieduto la Santa Messa solenne di inizio della visita, concelebrata dai sacerdoti della diocesi e dai Frati Minori. Nell’omelia, l’Arcivescovo ha sottolineato come non si tratti di «un gesto folkloristico, né di un ricordo devoto rivolto al passato», ma di «un evento di grazia», un kairos, un tempo favorevole per la conversione e il rinnovamento spirituale delle comunità.
Richiamando il transito del Santo, avvenuto il 3 ottobre 1226 presso la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, dove Francesco concluse il suo cammino terreno «nudo sulla nuda terra», l’Arcivescovo ha evidenziato la densità teologica del segno accolto: la venerazione delle reliquie appartiene alla coscienza più antica della Chiesa, perché testimonia che la santità è un evento incarnato, che coinvolge la carne e la storia.

Citandone le parole, ha ricordato:
«La terra che accolse il corpo di Francesco è un simbolo eloquente: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Francesco è stato, in modo eminente, chicco di grano. Caduto nella terra dell’umiltà e della povertà evangelica, si è lasciato consumare nella sequela del Cristo povero e crocifisso, divenendo principio di una fecondità che attraversa i secoli».

L’Arcivescovo ha poi richiamato la spiritualità della “minorità”, cuore dell’esperienza francescana: non ricerca di potere o prestigio, ma scelta di fraternità, umiltà e servizio. «Forse abbiamo paura di consumarci – ha affermato – ma il Vangelo è chiaro: chi trattiene la propria vita rimane solo; chi la dona porta frutto. Francesco si è consumato, e per questo continua a generare vita nella Chiesa».
La celebrazione si è conclusa in un clima di profondo raccoglimento, con la venerazione personale della reliquia da parte dei fedeli.

In serata, alle ore 21.00, l’Ufficio di Pastorale Familiare ha promosso una veglia di preghiera dal titolo “Con Francesco per essere lievito di prossimità e di pace”, rivolta in modo particolare alle famiglie e alle coppie di fidanzati del corso prematrimoniale. Anche questo momento ha registrato una partecipazione numerosa e partecipe, caratterizzata da un forte spirito di comunione e intensa preghiera.
La peregrinazione della reliquia si presenta così come un’occasione preziosa per rinnovare il cammino di fede delle comunità, lasciandosi interpellare dall’esempio di San Francesco d’Assisi: cadere nella terra del quotidiano, consumarsi nel servizio e nella carità, per diventare, uniti a Cristo, “nuova creatura” e segno di fecondità pasquale nel mondo.

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