
LA MERAVIGLIA DI DIO: “NON COMPRENDETE ANCORA ?”
Nella Pericope Evangelica di oggi (Mc 8, 14-21), Gesù, denunciando il “Lievito” di Erode e dei Farisei (I cosiddetti “Giusti”), intende smascherare una fede, che rimane ancorata ai condizionamenti dei precetti, alle esteriorità delle minuzie legali, e alle apparenze virtuali. Vuole che la nostra Fede in Lui (“Nuovo Lievito”), sia vera ed autentica, ovvero una Fede attiva e dinamica, che sappia “sposare” lo sguardo di Dio, non quello dell’uomo peccatore: “Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito?”(v 17). E qui, chiediamoci: Siamo anche noi affetti da questa grave forma di
“Sclerocardìa?” Cosa veramente conta nella nostra vita? La nostra Fede, è certo, cresce solo nell’amore e nell’intimità col Signore, e come il Lievito fermenta la massa della pasta che cresce, e nessuno sa come, così il Regno di Dio, con la nostra Testimonianza, deve fermentare l’Umanità, per mezzo dello Spirito di Cristo. Oggi è più facile per tutti noi, anche se deboli e fragili, riconoscersi della debolezza umana dei Discepoli, che fanno fatica a comprendere i “Segni”, che Gesù aveva compiuto, nelle due moltiplicazioni dei pani. Sono, cioè, ancora incapaci di percepire chi fosse veramente! Ancora una volta, al centro del racconto, troviamo il “Pane”. Difronte alle difficolta’, e pensando che quel pò di Pane che possedevano, non sarebbe stato sufficiente, per sfamare neanche loro 13, gli Apostoli, ancora incapaci di “entrare” nella dimensione interiore di Gesù, manifestano tutta la loro povertà, nel non saper cogliere la Verità più grande: Che su quella barca, navigava con loro, “Il Pane di Vita Eterna!” Gesù, con questo, vuole insegnarci che il “vero” cibo, non è il Pane destinato al corpo, ma è ben altro! Aveva già dimostrato di essere in grado di fornirlo, e di saper riempire le pance. Ecco perché può dirci: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che rimane per la Vita eterna” (Gv 6, 27).
Coglie, così, l’occasione col porre ai Discepoli, ben 7 domande, come dire: Un grave “esame di coscienza”. Non possiamo leggere questo Brano Evangelico, senza quasi sentire il tono “alto” (se non “altissimo”) della voce di Gesù, che con una buona dose d’ira e di delusione, dice ai suoi Discepoli: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?”. Certamente questi interrogativi di Gesù, vanno letti in chiave “pedagogica”, non sono certo di condanna, ma un accorato e costante invito a convertirsi, sulla scia dei “toni” Profetici, verso il Popolo ribelle (Ger 5, 21; Ez 12, 2). Anche noi abbiamo scelto di seguire il Maestro, anche noi certamente nella nostra esperienza di vita Cristiana, abbiamo assistito a dei “miracoli interiori”: Restiamo, pertanto, umili e vigilanti, capace di “Intelligenza”
(Da ” Intus- Lègere”), per meglio capire il “mistero” del nostro quotidiano”), col cuore aperto e disponibile, per poter comprendere cosa il Signore, ancora oggi, vuole dirci, attraverso la sua Parola, cogliendone le sfumature più intense. Chiediamogli, pertanto, di non farci ripiegare su noi stessi, chiudendoci nel recinto del nostro “piccolo gregge”, per paura di confrontarci col mondo, e ci renda liberi dalle “incomprensioni”, per meglio intendere in profondità, ciò che ci accade! Solo così, la nostra vita e le nostre comunità, recuperanno mordente e profezia! Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
