
GESÙ: È SIGNORE ANCHE DEL SABATO.
L’episodio narrato nel Vangelo di oggi (Mc 2, 23-28), dà a Gesù l’occasione, per rovesciare quella lettura legalistica e asfittica della Sacra Scrittura, ad opera dei Farisei. In tal modo, viene a liberare la Parola di Dio, da una lettura fine a sé stessa, che pure al centro, contempla noi e la nostra Fede, ma che spesso sa di relazione “mercantile” con Dio, purtroppo, senza Amore. Infatti, sono in tanti, a pensarla proprio così: Mi conviene comportarmi bene, così in cambio otterrò un premio, diversamente otterrò un castigo, proprio come nella Parabola dei Talenti, dove il servo, dominato dalla paura, prima sotterra e poi restituisce il talento affidatogli, mentre invece, avrebbe dovuto solo farlo fruttificare (Mt 25, 14-30). Non devono prevalere le nostre idiosincrasìe, ma l’Ascolto rispettoso di un “Messaggio”, che può cambiare la nostra vita! Infatti, in risposta al loro scandalizzarsi, “Guarda! Perchè (i tuoi Discepoli) fanno in giorno di sabato, quello che non è lecito?” (v 24), Gesù ricorda loro, ciò che fece Davide con i suoi compagni, quando “si trovò nel bisogno ed ebbe fame” (v 25b), proponendo, in modo autorevole, la giusta interpretazione del “Riposo” (Il famoso “Shabbàt, da non confondere mai, con il Sabato
della nostra Settimana, bensì, è il giorno del “Riposo Biblico”): “Il sabato – dirà loro Gesù – è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (v 27). Anche il Concilio Vaticano II, nella “Gaudium et Spes”, per sottolineare l’importanza della Persona, si rifà a questo Brano Evangelico: “L’ordine sociale e il suo sviluppo, devono subordinarsi, in ogni momento, al bene della persona…e non al contrario!”
Lo stesso Sant’Agostino, afferma: “Ama e fa’ quello che vuoi” (Ma attenti, prima dice: “Ama”!). Non possiamo restare “prigionieri” di una casistica Farisaica, opprimente e legalista. Basti pensare, che c’era una serie di 39 “divieti”, da rispettare, durante lo “Shabbàt”! Erano persino previsti i “passi”, che si potevano effettuare in giorno di sabato (vedi: At 1,12), ovvero: 2000 cubiti, circa 890 metri. Il comportamento (“magnanime”) del Sommo Sacerdote Abiatàr, menzionato nel v 26a del Vangelo, è lo stesso che oggi ci insegna Gesù. Infatti, i Pani dell’Offerta, di cui ci parla il Brano Evangelico di oggi, erano i 12 Pani, che ogni settimana si disponevano sul Tavolo del Tempio, quale omaggio delle 12 Tribù di Israele, al loro Dio e Signore! Il fatto che Davide e compagni, per pura necessità, e costretti dai morsi della fame, con essi si sfamarono
(1Sam 21, 7), ci vuole insegnare che ogni “precetto di legge” (Infatti non era lecito mangiare di essi, se non ai soli Sacerdoti”- v 26b), deve cedere (anzi, meglio precisare: “retrocedere”), davanti ad un Precetto (“Bisogno”, in questo caso!) di legge naturale. Infatti, nessun “precetto sabbatico”, si può anteporre all’elementare necessità di sopravvivenza! Ecco perché Gesù, può concludere: “Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato” (v 28). Ogni “imposizione”, fine a sé stessa, finisce per soffocare l’Amore. Certo è, che: Io devo lavorare,
perdonare, curare un ammalato, andare a Messa la Domenica, ecc., ma non perché è un “obbligo” (“Se no: Dio mi punisce!), ma solo con, e per, Amore al Signore, diversamente, ogni “norma”, può diventare una forma di “Idolatrìa”, che va a soddisfare, solo il nostro “Ego religioso!” Lo “Shabbàt” Biblico, oggi, per noi Cristiani, è la Domenica, “primo” giorno della settimana (Non “ultimo”, come solitamente si pensa!), in cui facciamo “Memoria” del Fondamento della nostra Fede: La Risurrezione di Cristo Gesù, un Dono di Dio, che viene fatto alla nostra vita, soprattutto per riflettere, pregare e meditare. Un tempo di “Riposo” dalle attività lavorative, per crearci uno spazio “contemplativo”, per ricomporre quell’armonia psico-fisica e spirituale, così tanto necessaria alla nostra esistenza! Mi piace concludere, con le meravigliose parole di San Paolo, che a questo riguardo, scrive ai Corinzi: “La lettera uccide. È lo Spirito a dar vita. E dov’è lo Spirito del Signore, è libertà” (2Cor 3, 17). Con questa grande certezza nel Cuore, auguro a tutti, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
