Cropalati celebra Sant’Antonio Abate, venerdì 16 gennaio 2026: solenne Eucaristia presieduta dall’Arcivescovo alla presenza delle autorità


Cropalati ha vissuto una giornata di intensa spiritualità e profonda partecipazione comunitaria in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, patrono del paese. La solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’Arcivescovo, alla presenza delle autorità civili e militari, dei fedeli e delle realtà associative del territorio.

La celebrazione si è aperta con il saluto del parroco, don Rocco Grillo, che ha espresso gratitudine all’Arcivescovo per la sua presenza paterna e alla comunità per il cammino di fede condiviso. A seguire, il Sindaco di Cropalati ha rivolto il suo indirizzo di saluto, rinnovando il legame tra la comunità civile e quella ecclesiale e compiendo il gesto simbolico e significativo dell’offerta delle chiavi della città a Sant’Antonio Abate, affidando il paese alla protezione del santo patrono.

Nel corso dell’omelia, l’Arcivescovo ha invitato i presenti a contemplare la figura di Sant’Antonio Abate, padre degli eremiti e testimone luminoso di una fede totalmente consegnata a Dio. Richiamando la preghiera colletta, ha sottolineato come Antonio, ispirato dallo Spirito Santo, abbia trasformato il deserto in una vera scuola di sapienza evangelica.

Partendo dal brano evangelico del giovane ricco, l’Arcivescovo ha messo in evidenza il contrasto tra la tristezza di chi non riesce a distaccarsi dai propri beni e la gioia piena di Sant’Antonio, che seppe affidarsi totalmente a Dio. «A Dio tutto è possibile», ha ricordato, sottolineando come la santità non sia frutto di uno sforzo eroico umano, ma opera della grazia accolta con umiltà.

Ampio spazio è stato dedicato al significato spirituale del deserto, luogo dell’essenziale e del combattimento interiore, dove Antonio ha imparato che Dio non è un’aggiunta alla vita, ma il suo fondamento. Richiamando la lettera di san Paolo agli Efesini, l’Arcivescovo ha evidenziato come la vera battaglia del cristiano non sia contro la carne e il sangue, ma contro il male, affrontato con l’armatura della fede, della preghiera e della vigilanza del cuore.

Pur nella solitudine eremitica, Sant’Antonio non si è mai sottratto alle necessità della Chiesa: lasciò il deserto per sostenere i cristiani perseguitati e per difendere la vera fede, testimoniando che la contemplazione autentica apre alla carità e al servizio della verità.

Concludendo, l’Arcivescovo ha invitato la comunità di Cropalati a riscoprire, sull’esempio del santo patrono, il “deserto del cuore”, luogo in cui spogliarsi dell’egoismo, mettere Dio al centro della vita e amare i fratelli con libertà interiore. Affidando il paese all’intercessione di Sant’Antonio Abate, ha elevato la preghiera affinché ogni fedele possa proclamare con la vita: «Solo in te, Signore, è il mio bene», nella certezza che in Dio si trova la vera ricchezza e la gioia piena.

La festa si è conclusa con il tradizionale rito dell’accensione del fuoco di Sant’Antonio, momento particolarmente sentito dalla comunità e ricco di significato simbolico. Il fuoco, segno di luce, purificazione e protezione, ha richiamato la fede ardente del santo e la sua lotta spirituale contro il male, diventando espressione visibile della speranza che illumina il cammino della comunità.
Attorno al falò, in un clima di raccoglimento e condivisione, i fedeli hanno rinnovato il loro affidamento a Sant’Antonio Abate, chiedendo la sua intercessione per le famiglie, il paese e il futuro di Cropalati. Un gesto antico che, ancora oggi, unisce tradizione e fede, rafforzando il senso di appartenenza e di comunione tra le generazioni.

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