
PER NOI, DIO: È ANCORA UN “FANTASMA”?
Nel Vangelo di oggi (Mc 6, 45-52), vediamo come, nonostante il Miracolo della moltiplicazione dei pani, i discepoli, ancora non avevano compreso, la vera indentità di Gesù. Ma la loro meraviglia, era accompagnata anche dall’incredulità, che impediva loro, di saperlo riconoscere, in una situazione inaspettata, come “la tempesta” di oggi: “È un fantasma…”!
Lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti” (vv 49-50). Mentre Marco evidenzia come Gesù, dopo aver saziato la folla, “subito costrinse” i discepoli, a salire sulla barca ( v 45), pur, tuttavia, non spiegandone il perché, Giovanni, invece, ce ne fornisce la spiegazione. La Tradizione dell’epoca, prevedeva, che il futuro Messia, avrebbe ripetuto il gesto di Mosè nel deserto: Sfamare la moltitudine del Popolo.
Per questo, dinanzi alla moltiplicazione dei pani, la gente conclude che Gesù, doveva essere il Messia atteso ed annunciato dallo stesso Mosè: “Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto” (Dt 18, 15), e, pertanto, volevano fare di Lui un re: “Questi è davvero il profeta…: Venivano a prenderlo per farlo re” (vv 14-15).
Questa decisione della gente, era una chiara e subdola tentazione, sia per Gesù, che per i discepoli. Per questo Gesù “li obbliga” a imbarcare. Voleva evitare loro, che venissero. “contagiati” dall’ideologia dominante, perché, come l’Evangelista Marco, dirà più avanti: “Il fermento di Erode e dei Farisei era molto forte” (Mc 8,15). Gesù stesso affronta la tentazione, per mezzo della Preghiera: “Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare” (v 46). Sembra quasi un quadro “simbolico”: Gesù, è come se salisse al Cielo, lasciando i discepoli soli, in mezzo alle contraddizioni della vita: Era notte – Vento contrario – Affaticati nel remare – Mare in tempesta, ecc., nella fragile Barca della comunità!
Al tempo di Marco, infatti, le comunità Cristiane, erano come i discepoli: “Di notte”, “col vento contrario”, di tanti giudei convertiti, che volevano ridurre il Mistero di
Gesù, alle Profezie Vetero- Testamentarie, o di alcuni pagani convertiti, che pensavano possibile, una certa alleanza di Gesù con l’Impero, ecc..
Ma ecco perché, non riuscivano nè ad andare avanti, nè vincere il vento contrario, nonostante gli sforzi compiuti: “Erano affaticati nel remare” (v 48a). Gesù sembrava assente! Ma Lui era lì, ed “arriva camminando sul mare (Attalizzando, oggi, potremmo dire: “anche della nostra vita!”), e loro si misero a gridare dalla paura” (v49b), pensando si trattasse di un “fantasma”.
Poi,così come avviene, nel brano dei discepoli di Èmmaus (“Egli fece come se dovesse andare più lontano” – Lc 24,28b), Gesù fa un gesto, che indica anche il voler andare oltre: “Camminando sul mare, e voleva oltrepassarli” (v 49a). Ma il loro grido, lo spinge a cambiare rotta, si avvicina e li rassicura: “Coraggio sono io, non abbiate paura” (v 50). Le stesse parole, che poi Gesù, dirà da Risorto (Mt 28,10ss).
Una rassicurazione, che ricorda anche fatti importanti della storia dell’Antico Testamento: Il Popolo, che protetto da Dio, attraversò senza paura, il Mar Rosso; Ricorda anche, che Dio, chiamando Mosè, dichiarò varie volte Il suo nome, dicendo: “Sono io” (Es 3, 15); Anche nel libro di Isaia, al ritorno dall’Esilio, Dio ripeterà numerose volte: “Sono io” (Is 42, 8; 43,5.11-13; 43, 6.25; 45, 5-7).
Questo modo di evocare l’AT, di usare la Bibbia, certamente aiutava la Comunità, a percepire meglio la presenza di Dio, in Gesù, che, ancora oggi, a noi tutti, dice: “Non temete!” Ed ecco che Gesù, “quando sale sulla barca, il vento cessò!” Ma la paura dei discepoli, anziché terminare, aumentò, tant’è che l’Evangelista, fa un commento critico-ironico, dicendo: “Perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito” (v 52),
ad evocare, ancora, l’indurimento del cuore del Faraone” (Es 7, 3.13.22.), e del Popolo scoraggiato nel deserto e desideroso di tornare in Egitto” (Nm 20, 2-10).
Tutta questa suggestiva esperienza, di Gesù che cammina sulle acque, e di questa tempesta con: affaticamenti, venti contrari, incomprensioni, sofferenze della vita, ecc., simboleggiano tutti quei momenti, quando ci sentiamo soli e in balia degli eventi, ma sappiamo che Gesù, “permette” queste prove, solo per spingerci a comprendere, che: “Senza di Lui, non possiamo fare nulla (Gv 15, 5), ma è, pur certo che, anche quando non lo vediamo, Lui ci rassicura, invitandoci a fidarci di Lui, a non indurire il nostro cuore, ma a saper
Pregare, e ad accogliere la sua Pace. Solo in tal modo, sapremo trasformare in Fede, le nostre paure. Auguro a tutti di cuore, una serena e Santa giornata.
don Michele Romano
