
STEFANO: TESTIMONE DELL’AMORE, CHE VINCE SULL’ODIO.
La Liturgia di oggi, ci parla nella prima Lettura (At 6, 8-10; 7, 17-22), della Lapidazione del proto-Diacono Stefano (lett. “Corona”), primo Martire della Cristianità, che ci parla in modo “prospettico”, della sorte che toccherà al Figlio di Dio, nato Bambino!
La Chiesa, in questa ricorrenza, ci insegna chiaramente che la Carità, che fece scendere Cristo: dal Cielo sulla Terra, innalzò anche Stefano dalla
Terra al Cielo. Sembrerebbe, tuttavia, una contraddizione, che dopo la gioia del Natale, una Solennità, che nella Chiesa durerà ben 8 giorni (La cosiddetta: “Ottava di Natale”), appena il giorno dopo, quasi a rovinarci il “clima Natalizio”, ci venga narrato il Martirio di santo Stefano. Ma, a pensarci bene, non è affatto una contraddizione! Tutt’altro! C’è chi ha scritto, non senza una punta di ironia, che oggi, la maggior parte della gente, passerà il giorno di Santo Stefano, come i Pitòni, serpenti dal metabolismo molto lento, tutta intenta, cioè, a digerire il pranzo ipercalorico del giorno di Natale.
Per questo la Chiesa, nella sua Sapienza, col Martirio di santo Stefano, ha voluto ricordarci, che e’ pieno di sangue, il Natale che abbiamo infarcito di zucchero e melassa.
Una vita, quella di Stefano, vissuta in pieno parallelo con quella di Gesù, ricalcandone fedelmente i tratti essenziali. Ancora una volta, secondo l’insegnamento del Brano Evangelico di oggi (Mt 10, 17- 22), viene condannato un innocente (“Sarete odiati da tutti, a causa del mio nome” – v 22), che al pari di Gesù, si vendicherà con il suo Perdono divenendo così, il vero “vincitore”, perchè è l’Amore, che vince sull’Odio!
Tant’è che a Stefano, prima di morire, gli vene fatto dono di una meravigliosa visione Trinitaria: “Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava la sua destra e disse: “Ecco, contemplo i cieli aperti e il
Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At 7, 55-56). Così Stefano, dopo aver impartito ai suoi persecutori, una vera “Lectio Magistralis” (At 7, 2-53), muore per Cristo (“Per causa mia…” v 18), in perfetto parallelo con la sua vita.
Ne sono “Eco Fedele”, le sue espressioni, che ben conosciamo: “Signore, non imputare loro questo peccato” (At 7, 60); “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34); “Signore Gesù, accogli il mio spirito” (At 7, 59); “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 46).
Tutto questo ci insegna, che il vero Natale, non è solo un coro di voci bianche e di zampogne, di dolci nènie, e di clima ovattato, ma e’ soprattutto il dramma di un Dio presente, e di un Uomo che, paradossalmente, non lo accoglie: “È venuto fra i suoi e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1, 11).
Ecco perché, forse coraggiosamente, i nostri Fratelli Ortodossi, nell’Icona della Natività, dipingono il Bambinello, deposto nel profondo di una tomba, non in una mangiatoia. A dirci che Egli, è già il Crocifisso. E Stefano, col suo Martirio, oggi, ne ricalca i tratti essenziali.
Purtroppo, ancora oggi, i “Tribunali degli uomini”, continuano le loro persecuzioni verso i cristiani. Ma tutto questo darà ad ognuno di noi, occasione di dare testimonianza della nostra fede: “Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (v 20). E Stefano, con la sua vita ce lo ricorda! Auguro a tutti, una serena giornata, e con gioia, porgo anche gli Auguri più cordiali, a chi di santo Stefano, ne porta il bel Nome.
don Michele Romano
