Commento al Vangelo di oggi

I PASTORI: I PRIMI, AD INCONTRARE GESÙ.

Il Vangelo della Santa Messa dell’Aurora, di stamane, Solennità del Santo Natale del Signore (Lc 2,15-20), risponde all’Annuncio dell’Angelo ai Pastori, che era rimasto sospeso nel Vangelo della notte. Appena gli Angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: “Andiamo dunque fino a Betlemme…!” (v 15a).

È proprio la figura dei Pastori, a rendere unico questo Annuncio: Non esitano, anzi si affrettano, dimostrando, così, fede attiva e prontezza, nel voler trovare l’Evento loro annunciato: “Andarono senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato in una mangiatoia” (v 16).

È il Natale del Signore, di un Dio “sorprendente”,che entra nella Storia dell’uomo, e sceglie come primi protagonisti di questo Evento, proprio i Pastori, considerati, a quei tempi, l’ultima categoria sociale, sia nella cultura giudaica, che in quella romana! Ma si sa, Dio, stravolge sempre, la cultura del tempo, e utilizza “Cio’ che è stolto gli occhi degli uomini”, per realizzare il suo Progetto di Salvezza. Anche il luogo, in cui Gesù nasce, è ai margini della geografia del tempo! Certo, avrebbe potuto scegliere Roma, capitale dell’Impero, non sceglie neppure Gerusalemme, ma si compiace di scegliere Betlemme, un anonimo paesino della Palestina. Questo ci consola, e ci dice che la Salvezza non ha confini, Dio non esclude nessuno, e utilizza ciò che è piccolo, per poi essere “segno” comprensibile per tutti! Gesù, tra l’altro, non nasce su un trono, bensì viene adagiato in una semplice mangiatoia. In questo, c’è anche un forte richiamo, ad una grande verità: Gesù è venuto in mezzo a noi, per essere “cibo spezzato” per l’umanità, e Betlemme (che letteralmente significa: “Casa del Pane”), ne diventa metàfora.

Da considerare, anche, nell’azione dei Pastori, un dato importante, nella cultura biblica del tempo: Difficilmente, infatti, un ebreo, avrebbe mai osato entrare in un luogo, dove una donna aveva partorito, secondo quanto è scritto nel Levitico: “Se una donna…, darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni…, come nel tempo delle sue mestruazioni. L’ottavo giorno si circonciderà il prepurzio del bambino. Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue…” (Lv 12, 1-4). Nel loro andare “senza indugio” alla grotta, i Pastori, hanno il coraggio di lasciare il gregge, corrono col rischio di “perdere la faccia”, non importa, hanno assistito ad un meraviglioso Annuncio di Gioia, al quale han dimostrato di “credere”. In tal modo, assumono il ruolo, di veri “credenti”, e la loro testimonianza: “E dopo aver visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro” (v 17), suscita tanto stupore in chi ascolta: “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori” (v 18).

Tutto questo, costituisce la riprova, che la Teologia di Luca, aperta “all’Universalismo Salvico”, assegna un posto speciale – nel regno di Dio – ai poveri, agli umili, agli storpi, e ai ciechi (Lc 14, 21). Di fronte a tutto cio’, va anche considerato l’atteggiamento, che offre la Vergine Madre: “Maria da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (v 19).

A lei, il compito di “custodia” e “contemplazione”, delle meraviglie del Signore! Anche se lei non parla, tuttavia, diventa “Icona” e Simbolo di contemplazione discreta, di un Mistero, che l’ha resa: “Madre di Dio e degli Uomini!”. In questo cammino di Avvento, anche noi ci siamo preparati a quest’incontro col Dio- bambino. Esprimiamo pertanto la nostra gioia, come han fatto i Pastori: “Se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto!” (v 20a). Anche noi, oggi, abbiamo il compito di “annunciare” agli altri la “gioia”, di aver incontrato il Signore, nel mistero del suo Santo Natale, una gioia che, tuttavia, non possiamo gelosamente “trattenere”, ma dobbiamo saperla condividere con i nostri Fratelli.

Auguri di cuore, e Buon Natale a tutti.

don Michele Romano

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