Omelia dell’Arcivescovo in occasione dei Funerali di don Gianni Nigro

IMG_8439Don Gianni carissimo, ci ritroviamo affranti intorno all’altare del Signore a vivere un momento che non avremmo voluto vivere. La tua famiglia, i tuoi parrocchiani, me e il presbiterio di questa Chiesa, i tuoi amici, la tua gente… siamo qui a dirti il nostro affetto, il nostro amore. Il cielo di ieri così chiaro e terso si è oscurato, precipitandoci in un abisso di dolore. Hai salutato questa terra e sei entrato nell’eternità di Dio, attraverso due gesti luminosi, consueti per noi sacerdoti: eri in ginocchio dinanzi al tabernacolo, mentre ti segnavi con il segno della croce e le campane annunziavano il giorno di festa. Sì! Nel giorno dell’ingresso festoso a Gerusalemme, tu hai realizzato l’ultimo passaggio verso la Gerusalemme celeste per vivere accanto al tuo Signore. Quante parole non dette, quanti gesti inespressi, quanto vuoto ci lascia questa tua partenza e ci fa guardare in alto gridando col cuore: “Perché? Perché Signore?”, “Che segno è mai questo? Cosa vuoi dirci Signore?”. Il silenzio orante è l’unica risposta possibile. Non il silenzio di chi non vive la fede o non ha speranza, ma il silenzio di chi lascia spazio all’amore più che alle parole. Un silenzio nutrito di quell’amore che viene da Dio, unica realtà capace di dare un senso a tutto e tutto trasformare in luce, liberazione e beatitudine. Il Signore è mia luce e mia salvezza Così ci ha fatto ripetere il Salmo quasi interpretando i nostri sentimenti, ed ha aggiunto “di chi avrò timore? di chi avrò paura? Il Signore è mia luce e mia salvezza, il Signore è difesa della mia vita” Il tuo volto sereno e disteso sembra proprio ammonirci a questo. Sembri indicarci come dinanzi agli sconvolgimenti dell’esistenza non dobbiamo perdere le semplici certezze della vita spirituale. La nostra vita non è nelle nostre mani. Nulla possiamo trattenere e conservare. Ciò che ci rimane da fare è saper confidare, saperci affidare, saper vivere scelte che seminino amore e nutrano la speranza. Quante volte come presbitero hai sostenuto questo con la tua vita, ponendoti accanto a chi soffriva, incoraggiando gli sfiduciati e riconciliando gli smarriti. Pochi giorni fa fui colpito con gioia da alcune riflessioni di persone che a Mirto avevano vissuto con te un percorso sul perdono e la riconciliazione. Erano entusiaste di aver sperimentato un momento di grande verità su se stesse. Allo stesso modo fui edificato da un tuo messaggio telefonico che mi inviasti un mese fa, sabato 20 febbraio. Un messaggio che si rifaceva ad un confronto sincero avuto nella mattinata. Diverse volte ci siamo incontrati ma ultimamente il nostro vederci era connotato dalla franchezza e dal sognare una chiesa bella, adulta e rispondente alle esigenze del tempo, capace di partire da una messa in discussione di se stessa. Ti faceva soffrire la mancanza di garbo, la superficialità dei nostri rapporti. Anche tu vivevi le contraddizioni di tutti noi e questo ti portava a pensare, a riflettere. Avevamo parlato di misericordia, di rispetto, di apertura all’altro, di nodi da sciogliere nella nostra vita. A conclusione della giornata, erano circa le 23, mi inviasti un semplice messaggio nel quale scrivevi queste testuali parole: “Mi scusi l’ora, ma sento la necessità sacerdotale di ringraziarla. Il nostro colloquio oggi è stato liberatorio, non le so spiegare come spiritualmente mi senta felice. Ho capito alcune cose che non vedevo. Grazie infinite Padre Arcivescovo” Parole semplici che hanno inondato il cuore di gioia facendomi cogliere i passaggi da te compiuti nella ricerca di una vita autenticamente segnata dall’amore di Dio. Questo tuo gesto oggi lo paragono a quanto abbiamo visto fare a Maria di Betania nel Vangelo ascoltato: “…prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.”           Gv. 12,3 Parole meravigliose in cui colgo come dovrebbe essere la nostra vita di consacrati, di persone incendiate dall’Amore, che cercano di non trattenere nulla per sé ma, consapevoli del proprio limite, sono pronti a rialzarsi per amare a cuore pieno, senza riserve, senza se e senza ma. Infatti, quante volte anche noi, come tu scrivevi,  “non vediamo” con lo sguardo giusto. Proprio come accadde a Giuda Iscariota preoccupato di mettere al sicuro il denaro, anche noi ci lasciamo afferrare da bisogni e interessi relativi, più che lasciarci sedurre dalla forza dell’Amore. Grazie don Gianni per questa tua semplice e feconda testimonianza. La tua vita, animata da ottimismo e fiducia, respiri ora l’infinita pace di Dio. Ci mancherà il tuo carattere incline alla gioia e la tua parola pronta, il tuo tratto gentile e accogliente. Con la tua morte, nel silenzio dei gesti compiuti ieri mattina, ci aiuti a dare un senso a questo dolore facendoci intravedere l’unica signoria dell’esistenza umana: Dio e il suo amore per noi. Ti sei inginocchiato dinanzi a Lui e ti sei consegnato in un ultimo afflato d’amore. Dio di misericordia, che si è fatto uomo e nell’eucarestia ci ha lasciato il segno della sua vicinanza perenne, accolga il dono della tua vita. Vent’anni fa, per le mani di Mons. Cassone, l’hai affidata al Signore per sempre, oggi nella preghiera di questa comunità da te amata trova il sigillo dell’eternità. Mi sembra ancora di percepire la tua voce, che all’unisono con il salmo responsoriale (27) sussurra: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”; “Il Signore è mia luce e mia salvezza”; “spera nel Signore sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”  Mentre noi preghiamo per te, tu intercedi dal cielo per mamma e per la tua famiglia. Accanto ai nostri presbiteri, che ti hanno preceduto nella casa del Padre, prega per questa amata Chiesa di Rossano-Cariati perché non manchi di vigilare su se stessa apprezzando i doni che Dio continuamente le elargisce. Nell’attesa di riabbracciarci nella patria celeste ti salutiamo: arrivederci don Gianni. “Parti da questo mondo, nel nome di Dio Padre che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito che ti è stato dato in dono. La tua dimora sia oggi nella pace della Santa Gerusalemme con la Vergine Maria, gli angeli e i santi”.                                          (dalla liturgia esequiale)                                   Così sia!       ﹢don Giuseppe

Vita Pastorale


Camminare Insieme