Omelia dell’Arcivescovo in occasione dell’ordinazione sacerdotale di Luigi Lavia

ORDINAZIONE SACERDOTALE

di

LUIGI LAVIA

Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria 2018

OMELIA

È una gioia grande ritrovarsi in questa solennità mariana a vivere la bellezza e il mistero della consacrazione sacerdotale di un nostro figlio, di un figlio di questa Chiesa.   Luigi, dopo un lungo cammino di vita, approda al suo giorno nuziale. Questa comunità diocesana sente il bisogno di dire grazie alla famiglia di Luigi ed in particolare a papà Francesco e mamma  Rosina. Gli avete dato il dono della vita e lo avete nutrito e accompagnato nel suo cammino di fede.   Oggi, grazie a voi, alla vicinanza affettuosa di Assunta, Graziella e Vincenzo, fratelli amati, e all’accompagnamento di quanti ne hanno curato la formazione, Luigi giunge a proferire il suo “eccomi”, generoso e totale, al Signore.   La sua esistenza diviene dono per la comunità dei credenti, per il popolo amato da Dio, venendo chiamato ad essere pastore e guida nello stile di Cristo Signore che ha dato la sua vita per il gregge affidatogli.   Vivere tutto questo all’ombra di Maria assume una caratterizzazione particolare, quella della tenerezza. Lei giovane fanciulla, chiamata ad essere madre, non pose ostacolo nell’ascolto e si ritrovò a vivere l’avventura meravigliosa di generare Dio, di rivestirlo della sua carne, donandolo all’umanità.   Caro Luigi,   in sintesi è questo il ministero di un presbitero, divenire quello spazio ricco di grazia ma anche di fragilità umana dove il Signore manifesta se stesso, sposa la nostra umanità e s’incarna nella storia del suo popolo, per donargli vita.   Come Maria anche tu sei chiamato a realizzare nel quotidiano questo essere per Dio e per i fratelli; anche tu sei ciamato a realizzare, come Maria uno spazio ospitale e accogliente, dove Dio possa generare incontri, aprire percorsi di luce e nutrire di grazia il suo popolo. Vorrei ripercorrere con te questo meraviglioso brano di Luca che sento programmatico per il tuo ministero e consegnarti alcune riflessioni che avverto urgenti per te, per me e per noi tutti, ministri di Dio e battezzati tutti.    
  1. Parto innanzitutto da una scelta di fondo per il credente: l’ASCOLTO.
  Luca ci presenta Maria in questo atteggiamento, discreto e fecondo, con cui la vita di questa fanciulla si apre a Dio.   Il ministero, che ti appresti a vivere, non sia mai agitato dalla preoccupazione dell’efficienza, frenetica e sterile, di chi desidera essere gratificato e riconosciuto, giungendo poi a sacrificare te stesso e gli altri sull’altare del narcisismo, dell’immagine, del finto apparire   Come Maria, invece, lasciati guidare e destabilizzare ogni giorno da un ascolto fedele e orante della Parola, unica vera bussola a cui guardare per orientarti nelle fatiche del vivere e nelle contraddizioni fuorvianti di un’umanità segnata dal peccato.   È in questo ascolto che pone radici la capacità di obbedire alla vita, alla Chiesa, e si radica un amore autentico per questa nuova famiglia che ti accoglie e che tu accogli con cuore aperto: il presbiterio diocesano.   Senza la forza della Parola non riusciremmo a capire e a compiere quei cammini esodali che ogni giorno ci devono condurre a consegnare, come Maria, noi stessi alla volontà di Dio.  
  1. Abbi fiducia dello stile di Dio e come Lui VESTITI di POVERTÀ.
  Luca ha un tratto quasi poetico quando mette sulla bocca dell’angelo queste parole meravigliose:   “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”.   La potenza di Dio si fa ombra impalpabile. L’Altissimo, l’Onnipotente, si vela di carne, si nasconde e diviene fremito nel suo grembo.   Che bello! È stupendo questo passaggio del vangelo perché ci restituisce una verità inaudita: per entrare e dimorare nella vita, Dio si veste sempre di povertà, di panni umili di un servo. Solo chi sa vivere in se stesso l’impegno di essere servo, come Lui, può accoglierlo e generarlo ai fratelli.   Anche tu, caro Luigi vestiti di povertà, di distacco da te stesso e da quanto potrebbe soffocare la tua libertà, annebbiando la lucidità di un amore che in questi anni hai coltivato e ti ha fatto vibrare di gioia.  
  1. Un terzo passaggio desidero porgere in questa riflessione e lo traggo fuori dalle parole che l’Angelo rivolge a Maria: “Concepirai e partorirai”.
  C’è una corporeità del ministero che non va trascurata, a mio modesto avviso. L’incontro con il mistero di Dio, non è un fatto mentale, legato alla conoscenza (il Papa ci parla spesso del pericolo dello gnosticismo) ma trasforma essenzialmente il corpo e la vita concreta.   Anche tu come Maria, nella misura in cui ti lasci prendere la vita, troverai vita in pienezza e gli altri si accorgeranno dai tuoi sguardi, dai tuoi sorrisi, dai tuoi gesti che porti Cristo in grembo.   Simon Weil scriveva che “gli amici della sposa non vedono ciò che accade nell’intimità con lo sposo, ma quando inizia a lievitare il ventre della sposa essi intuiscono ciò che è avvenuto nel segreto della camera nuziale”.   In altri termini lasciati segnare la carne dal mistero che ti abita, coltiva la tua intimità col Signore perché trasfiguri la tua vita. Anche il tuo corpo sia segno vibrante di una relazione nuova che ti muove dal di dentro e ti conduce ad essere Pastore e Guida del popolo affidatoti.   Vivere da fratello, da ministro che spezza la sua vita per gli altri, da uomo che si lascia plasmare dalla Parola e dall’Eucaristia, si traduca in segni inequivocabili e visibili, palpabili da un popolo di Dio che ci chiede di essere il volto di Cristo, in mezzo a loro.   Lascia – ma vorrei dire a tutti noi – lasciamo che la Parola diventi carne, corpo e muova le nostre mani, i nostri occhi, i nostri gesti, le nostre scelte, rendendoci testimoni di giustizia, di pace, di misericordia e di tenerezza.   Auguri Luigi, ti attende un cammino ricco di grazia ma pieno di sfide e di responsabilità.   Maria Immacolata, che noi veneriamo con il titolo di Achiropita, ti sia compagna di viaggio, guida e maestra affettuosa. Nei momenti difficili e delicati apri a Lei il tuo cuore.   Chiudo con questa invocazione a me cara, che rivolgo al Signore, per te, per me e tutti i ministri di Dio in particolare i nostri cari sacerdoti:   O Signore Gesù, Figlio obbediente del Padre, ponte di grazia tra il cielo e la terra, noi t’invochiamo: dona a ciascuno dei tuoi ministri lo sguardo penetrante di chi sa amare senza appartenersi;   inonda della tua misericordia le nostre fragili esistenze, perché dalle ferite del cuore sgorghi la tenerezza del tuo amore.   Dalla tua croce, trono di gloria, suscita in noi il fascino della Comunione, accolta e vissuta;   colma di vera umiltà il nostro cammino, perché con la vita possiamo narrare al mondo il volto radioso della Chiesa tua sposa   AMEN

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