S. Nilo e S. Bartolomeo OMELIA 26. IX. 2018

Viviamo con gioia questo giorno in cui poniamo la nostra vita sotto la protezione di San Nilo patrono di questa città e del suo discepolo devoto San Bartolomeo, anch’egli nostro concittadino illustre e co-patrono della nostra amata terra di Calabria; Pio XII nel nono centenario della morte dell’abate Bartolomeo, in un messaggio all’abate di Grottaferrata definiva san Bartolomeo “luminare della Chiesa ed ornamento della sede apostolica”.

 

Figure belle, meravigliose, cresciute all’ombra di una fede essenziale, virile, introdotta in queste terre dalla presenza dei monaci basiliani, a quel tempo molto forte nelle nostre contrade.

 

La vita decisamente radicata in Dio, nei valori evangelici, è testimonianza di un’esistenza austera che ha forgiato i cuori di questi due grandi uomini.

Loro, come Abramo, che abbiamo trovato nella prima lettura, lasciano la propria terra animati dal desiderio di vivere con libertà e dedizione la propria relazione con Cristo e il mondo.

Pensiamo a noi e verifichiamo i nostri cuori: quanti calcoli, quanta paura di ritrovarsi senza ciò che desideriamo, quanti desideri non luminosi intasano la vita, quante attese che diventano pretese o rivendicazione rabbiosa.

 

Nilo e Bartolomeo, invece, si ritrovano in cammino, protesi e liberi verso il futuro di Dio…proprio come Abramo.

 

Come lui vivono il loro incontro con il Signore, non nell’ordine della visione ma in quella di una parola.

È un incontro subitaneo, inatteso in cui si riconosce a chiare lettere l’invito a re-iniziare la propria vita: è l’inizio di una storia di salvezza.

 

Il Signore disse ad Abram: “vattene dalla tua terra, dalla tua famiglia e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti farò vedere.

 

Questa è la prima parola che Dio rivolge all’uomo nella storia ed è interessante come Dio si rivolga all’uomo con un “tu” e gli dica in quel “vattene” (in ebraico lekh lehka) non tanto esci, abbandona, ma letteralmente “va verso te stesso”.

Abram è invitato a partire, a proseguire la migrazione di suo padre Terach, ma approfondendo la sua dimensione di straniero, affrontando un viaggio interiore.

 

Abram deve compiere tre rotture significative:

 

con la terra di provenienza;

con l’idolatria del mondo in cui è ancora immerso;

con la casa paterna, con i legami di sangue.

 

C’è nell’invito di Dio la chiamata di un amore esigente che richiede separazioni, rotture profonde a partire da dentro il cuore.

Non possiamo costruire relazioni nuove e vivificanti se non ci separiamo da ciò che ci tiene legati, occupati, preoccupati.

La chiamata di Dio, dapprima distingue, poi elegge, quindi separa gli uni dagli altri, infine si mostra come chiamata per gli altri.

Ogni chiamato non è mai solo per se stesso ma per gli altri … “farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione”… ma esige l’abbandono della fede.

 

In questa parola Abram sperimenterà tante contraddizioni, ad iniziare dalla mancanza di una paternità, ma la sua fede non verrà meno anche quando, l’unico figlio Isacco avuto in tarda età, gli sarà chiesto per il sacrificio.

 

Ritroviamo in questa icona biblica le coordinate di un cammino verso la Santità che Nilo e Bartolomeo hanno vissuto e che oggi vengono offerte anche a noi.

 

Pensiamoci: le tre rotture indicate offrono anche a noi la possibilità di riflettere.

 

  1. Come Abram, Nilo e Bartolomeo siamo invitati a rompere con la nostra terra: il passato.

Anche se il passato, nel bene e nel male, costruisce il nostro oggi, esso non deve intrappolarci in forme di nostalgia sterile, di paure o di forme rassicuranti e privilegiate che non vogliamo perdere. Sciogliere questi legami non è semplice ma è necessario per costruire una vita cristiana che abbia il respiro della libertà.

 

  1. Rompere con l’idolatria è un tema quanto mai attuale. Talvolta senza volerlo ma il più delle volte con consapevolezza percorriamo strade che creano in noi dipendenze e schiavitù da cose e da persone intaccando la dignità del vivere. Le nostre case diventano sempre più ipertecnologiche ma incapaci di generare relazioni vere fatte di accoglienza e di ascolto dell’altro.

 

  1. Anche il tema dell’affettività, del legame con i propri cari è un tema molto attuale.

Oggi avvertiamo una mancanza di figure genitoriali, generative. Il rompere con i legami di sangue è un invito non a rinnegare gli affetti in quanto tali, ma a saper incarnare un cammino che ci porti a quell’identità adulta capace di rifuggire nidi rassicuranti per sposare la vita come dono, come offerta di sé.

 

Ecco, miei cari fratelli e sorelle, è alla luce di queste sollecitazioni che chiedo a me e a voi di imparare, come Abramo, Nilo e Bartolomeo a lasciarci illuminare dalla Parola. Diveniamo ascoltatori di questo Dio che ci parla e scavalcando il tempo e lo spazio desidera ravvivare la vita in ciascuno di noi.

Sia il nostro celebrare la Solennità dei Santi Nilo e Bartolomeo opportunità di grazia. A loro presentiamo i nostri giovani e la vita delle nostre famiglie perché tornino ad essere luoghi di crescita vera e di santità.

 

Così sia!
+ Giuseppe Satriano